KANRU ZHOU, una carriera nell’alta moda
(Parte Prima)

1000 665 Accademia di Alta Moda e Arte del Costume Koefia

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La gentilissima Kanru Zhou, originaria di Shanghai, ha studiato in Accademia Koefia dal 1997 al 1999. Ci ha scritto una commovente lettera per ringraziare la sua scuola delle cose che le sono state insegnate. Grazie Kanru! Abbiamo quindi preso l’occasione per farle una intervista, chiederle della sua vita oggi e della sua carriera nella moda, che ha attraversato 15 anni di lavoro presso il dipartimento bambino di Giorgio Armani.

Nella prima parte ci racconta di sé e del suo lavoro. Mentre nella prossima puntata Kanru darà ai giovani studenti di Koefia alcuni suggerimenti per riuscire nella ricerca di lavoro e nella realizzazione di una appagante carriera nel difficile mondo dell’Alta Moda italiano.

Se lei ce l’ha fatta, perché non voi?

Da dove vieni, e come sei arrivata in Italia?

Sono arrivata in Italia ormai 25 anni fa! Mamma mia, è passato già tanto tempo. Io sono di Shanghai. Vengo da una famiglia sensibile all’arte con zii e nonni artisti e illustratori. Ero incerta se studiare arte, architettura o moda, che mi sembrava una nuova forma di espressione, un segmento nuovo dell’arte con tante belle prospettive.  L’idea di venire in Italia è stata naturale; innanzi tutto avevo un punto di appoggio presso persone che si occupavano di commercio, ma soprattutto l’Italia e Roma in particolare rappresentavano perfettamente il connubio tra Arte e Moda, era la sintesi che stavo cercando.

Quali erano i tuoi obiettivi di giovane ragazza innamorata della moda?

Il mio obiettivo era semplicemente quello di imparare il massimo. Ero entusiasta. Mi sono quindi trasferita e Roma, dove mi sono iscritta a una scuola di lingua italiana che ho frequentato per alcuni mesi. La mia scelta è stata dettata dal fatto che se volevo studiare una cultura, l’arte e la moda italiana dovevo farlo in lingua italiana. Ho affrontato la sfida della lingua italiana anche perché nel mondo della moda internazionale l’italiano è una lingua importante.

Perché hai scelto Accademia Koefia; come sono andati gli studi?

A Roma ho visitato varie scuole e lo stile di Koefia mi ha affascinato. C’era un’atmosfera familiare. Mentre in altre scuole i colloqui erano fatti con la segreteria, in maniera formale, secondo un iter molto formale, in Koefia ho potuto parlare subito con il Direttore, con il Signor Giovanni Di Pasquale e con i professori. C’era un calore umano in questo che mi è piaciuto. La scuola era raccolta e ho visto gli abiti e le creazioni che erano in lavorazione. Mi sono innamorata. Era l’ambiente che faceva per me. Ho seguito il cuore. In Koefia ho studiato tutto, disegno, modellismo, pattern e stampa artistica, storia dell’arte. Si faceva tutto a mano, con le tecniche tradizionali; ancora gli insegnamenti con il computer non erano proposti.

Cosa ti è stato più utile per il lavoro di ciò che hai imparato a Roma?

Certamente la modellistica, la modellistica “moulage” di alta moda. Il modellismo dà una marcia in più a uno stilista. Io sono diventata poi stilista, e il modellismo mi ha aiutato tanto. I miei insegnanti sono stati il Professor Giovanni Di Pasquale e una signora, mi pare si chiamasse Laura, forse, bravissima, con i capelli corti e bianchi. Quell’anno veniva a insegnarci modellistica in Accademia anche il grande “Fausto Sarli”. Era anziano già, ma di una esperienza infinita.

Come hai iniziato a lavorare per Giorgio Armani, come ci sei arrivata?

Il mio primo lavoro, uno stage, è stato a Roma da Fendi, per sei mesi; lavoravo nel quadro della linea “Fendissime”, la linea giovanile di accessori. Ho iniziato disegnando scarpe.

Da Armani sono andata portando il mio curriculum, i miei lavori. Dopo il primo stage mi sono data da fare per fare colloqui con le aziende. Ho portato il mio curriculum, l’ho inviato. Mi ricordo di aver fatto colloqui con Benetton a Treviso, da Max Mara a Reggio Emilia. Mi davo molto da fare per presentarmi. Ho provato tante volte, provato e riprovato a prendere appuntamenti, anche con le stesse aziende. Da Armani è andata così. Ho cercato e saputo chi era il responsabile dell’ufficio stile: Silvana Armani; quindi ho preparato un pacchetto con i miei materiali, il mio curriculum e i miei lavori, l’ho portato a Milano e l’ho lasciato al portiere a suo nome in segreteria chiedendo di consegnarlo a Silvana Armani. Lei mi ha chiamato! Così è iniziato tutto. Nel frattempo mi aveva chiamata anche Max Mara, ma io ho scelto di rimanere a Milano, che in quegli anni era una città vivacissima per la moda. Ancora oggi vivo in questa città.

Do un consiglio agli studenti, ai giovani. Ne parleremo meglio la prossima volta. Provare e riprovare, non stancarsi di prendere contatti con le persone. E poi di cercare un modo speciale, creativo, di presentarsi. Fare il portfolio su Behance va bene; ma si devono provare altre strade; si devono frequentare persone, si deve incontrare chi lavora nelle aziende, andare alle sfilate. Ogni occasione è buona per conoscere gente e per presentarsi. “Se stai solo dietro al computer” l’occasione non arriva mai; devi uscire. Solo così puoi far apprezzare la tua personalità, la tua determinazione. Ognuno può crearsi le proprie occasioni.

Di cosa ti sei occupata nel corso degli anni da Armani?

Da Armani sono entrata stagista. I primi sei mesi ho lavorato part-time. Ho lavorato per otto anni nel settore bambino e junior, poi altri sette nel comparto Armani jeans Donna. Ho fatto carriera piano piano fino a diventare Chief Designer / Senior Designer. Mi sono occupata sempre di progettazione delle collezioni. Prima la tendenza dei grandi marchi era di creare molte linee parallele, mentre adesso si tende a riunire secondo una logica “fusion” le varianti progettuali. Io ho sempre fatto la stilista. E’ un lavoro molto interessante, si lavora in team.

Quali sono le principali problematiche che si hanno a lavorare per un grande marchio come Armani?

Come dicevo è un lavoro collettivo. Lavoro bellissimo. Quando vedi la tua creazione sui cataloghi e sulle riviste di moda sei felice; ma il tuo nome sul prodotto non c’è mai. Dico solo che un giovane non deve arrabbiarsi se i tuoi prodotti vengono scelti e preferiti per le collezioni ma non hanno il nome del progettista. E’ così: i progetti sono di tutti, sono di Armani. Poi c’è il discorso tempo e disponibilità. Si lavora tanto, e ci vuole una dedizione totale. Spesso si torna tardissimo a casa. Si viaggia molto.

Come hai deciso di aprire un tuo marchio, una tua linea?

Dopo la maternità, con due gemelle, e tanti anni di lavoro da Armani, ho intravisto la possibilità di fare qualcosa di mio, per conciliare, in primis, il lavoro e la vita personale. Così mi sono avviata verso la creazione di un marchio. Sono partita dalla conoscenza di tante persone che mi hanno aiutato. Ho capito subito che la gestione del tempo sarebbe stata più facile. Ormai erano diventati pensanti il pendolarismo e gli orari fino a tardissima sera. “Colpa di Stella” è un modo di dire: “because every kid moves the world”. Infatti Stella è il nome di mia figlia. Come se la responsabilità di questa mia scelta fosse stata sua, in positivo chiaramente. Il marchio si compone di due linee principali: una linea “Mamma” e una linea “Bambina”.

Come sta andando, e che idee hai per il futuro?

“Colpa di Stella” sta andando bene. Ma mi occupo anche di consulenze per lo sviluppo prodotto per aziende soprattutto asiatiche. Cioè do input di progettazione o contribuisco alla creazione di abiti e collezioni per altri marchi stranieri. Faccio consulenza creativa solo all’estero, non in Italia.

Tu insegni anche, vero?

Da poco ho iniziato anche a insegnare Fashion Design qui a Milano in un paio di importanti scuole di moda. Trasmetto ai giovani la mia esperienza su come progettare una collezione, e realizzare un portfolio di modelli. Insegno il metodo per creare una collezione dall’inizio alla fine. Agli studenti mi sento di dare alcuni consigli fondamentali basati sulla mia esperienza, e di questo vi parlerò nella prossima intervista. Grazie per la vostra attenzione.

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